Si conclude oggi a l’Aquila la settimana dedicata alla «perdonanza». Settimana che ha avuto una rilevante presenza nel palinsesto della Rai. Per comprendere il valore di questo evento dalla forte connotazione antropologica e culturale oltre che religiosa naturalmente, occorre fare un passo indietro nel tempo.
Fu Papa Celestino V nel 1294 ad emanare la bolla Inter Sanctorum Solemnia. Un’iniziativa di grande rilevanza che di fatto anticipò lo spirito del Giubileo, visto che consentì per la prima volta il conferimento dell’indulgenza plenaria a tutti i fedeli. Il primo Giubileo ufficiale della Storia della Chiesa si svolse, com’è noto, nel 1300 per volontà di Bonifacio VIII, ma i prodromi si erano colti già nel rito solenne della perdonanza il giorno in cui Celestino V, pontefice noto con il nome di Pietro del Morrone (egli aveva trascorso molti anni di vita eremitica in una grotta sul monte Morrone, appunto) decise di assumere quest’iniziativa destinata ad entrare nella storia, non solo religiosa ma anche laica. Più di duecentomila persone furono messe in condizione di usufruire del dono del perdono se solo avessero visitato la Basilica di Collemaggio dopo la confessione e la manifestazione di un sincero pentimento per i peccati commessi. Fino ad allora l’indulgenza plenaria era stata concessa solo a favore dei crociati in partenza per la Terra Santa e ai pellegrini che si recavano nella Porziuncola di Assisi. Sociologicamente parlando, la svolta più importante avvenne quando la remissione parziale dei peccati non fu più un appannaggio dei ricchi, che evidentemente potevano permettersi oboli di rilievo e donazioni significative alla Chiesa, ma anche di poveri e diseredati.











