Credits: Simon Weckert
L’artista tedesco Simon Weckert ha realizzato una camicia hawaiiana i cui colori psichedelici impediscono alle telecamere di sicurezza basate sull’intelligenza artificiale di riconoscere le persone.
Il movimento contro la sorveglianza di massa può contare su un nuovo eroe. Dopo il caso del Consiglio Comunale di San Diego (California), dove un uomo si è presentato vestito da Darth Vader per protestare contro il massiccio utilizzo delle telecamere Flock (per saperne di più vi lasciamo il nostro articolo), ora è il turno di un artista tedesco che ha ideato una camicia hawaiiana dai colori psichedelici che rende chi la indossa invisibile all'IA. L'uomo in questione si chiama Simon Weckert ed è uno stilista e designer che da tempo ha preso una netta posizione contro l'eccessiva invadenza di un certo tipo di tecnologia nei confronti della libertà e della privacy dei cittadini. La sua ultima campagna si chiama "No Palantir", con un chiaro riferimento all'azienda fondata da Peter Thiel di cui abbiamo parlato spesso su Fanpage.it. Il vestito anti-telecamere rientra proprio in questo progetto.
La miccia che ha innescato l'iniziativa è stata l'introduzione di un nuovo sistema sperimentale di sorveglianza, attivato a inizio agosto nei pressi della stazione della metropolitana di Berlino Kottbusser Tor. "Per isolare un pugno, questi sistemi devono classificare anche i balli, gli abbracci e innumerevoli altri gesti del tutto innocui; tutti vengono analizzati, continuamente, in una silenziosa inversione della presunzione di innocenza", scrive Weckert sul proprio sito. Per reagire a questa deriva, il designer ha così ideato Digital Camouflage, un indumento i cui colori e fantasie sfuggono agli algoritmi di riconoscimento dell'IA. Come funziona la camicia che confonde l'IA A prima vista, Digital Camouflage sembra una normale camicia hawaiiana dai toni particolarmente accesi. In realtà tutti i colori e le texture sono state realizzati con il preciso scopo di mandare in confusione i calcoli dell'intelligenza artificiale. "I sistemi IA di non hanno mai imparato cosa sia un essere umano: hanno imparato da milioni di immagini di addestramento che aspetto hanno dal punto di vista statistico", ha spiegato Weckert al magazine Dezeen. L'IA non è infatti in grado di pensare autonomamente ma, attingendo dall'enorme archivio di dati a disposizione, impara che certe combinazioni di colori, sfumature e contorni hanno un'elevata probabilità di corrispondere alla presenza di un corpo umano.







