«Saranno piantati diecimila alberi entro i prossimi cinque anni». Lo ha annunciato nei giorni scorsi il sindaco Michele Sodano, nel contesto della presentazione pubblica del progetto “Naturalmente Agrigento”.
Un piano certamente ambizioso, per dotare la città – che di verde, comunque, ne ha già molto – di nuovi polmoni. Ma fatto un buco e messo a dimora un albero, che succede? Spesso, le cose peggiori. Basta una ricognizione della città per accorgersi che, questa estate, non ha aiutato particolarmente la Agrigento verde, con solo gli alberi più vecchi, che hanno superato tanti anni di sostanziale disinteresse da parte della mano pubblica, che sono sopravvissuti all’ondata di calore e alla relativa siccità.
A mancare, a quanto pare, è oggi qualcuno che, molto semplicemente, pensi ad innaffiare le piante onde evitare che possano morire. Anzi, al momento non vi sarebbe nessuno incaricato di questo compito né, tantomeno, vi sono mezzi destinati allo scopo. Per irrigare, infatti, servirebbe acqua non destinata al consumo umano (quella fornita per esempio dal Consorzio di bonifica o magari recuperata da qualche pozzo comunale non potabile), un’autobotte dedicata, un autista per il mezzo eccetera eccetera. Una “macchina” che nessuno ha pensato di attivare, fin qui, con la conseguenza di un deperimento del patrimonio verde.







