CAMPONOGARA (VENEZIA) - Tutti con Tania Terrin, attorno alla sua bara bianca, chi con le la sua foto tra le mani, chi con i ricordi, molti con le lacrime agli occhi e la voce spezzata. Il sacrificio di una donna, l'ennesima, celebrato da oltre seicento persone. Sono i familiari, i colleghi di lavoro, gli amici di ieri e quelli di oggi. Tra loro c'è chi Dino Keber non l'ha mai sentito nominare e chi invece quell'uomo l'ha conosciuto attraverso i racconti di Tania. La paura, l'ossessione, la violenza, la denuncia e, infine, la morte. Alla funzione, in disparte, erano presenti anche alcuni dei suoi familiari. È un cammino lento e pietoso quello che parte dal centro di un paese in lutto e che arriva fino alla navata centrale della chiesa di Camponogara. Ma è qui che il salmodiare del rito funebre viene interrotto da una richiesta perentoria del parroco: «Mai più così».
Tania Terrin, l'uscita del feretro dalla chiesa e la canzone 'Ho perso le parole' di Ligabue scelta per salutare la 39enne VIDEO L'OMELIA Tutti accomunati dal senso di incredulità, dalla potente sensazione di ingiustizia, i presenti nelle parole del parroco della chiesa di Camponogara trovano il primo spunto di riflessione. In don Alberto Peron scoprono la voce di un ricordo che non si limita alla constatazione di una tragedia inevitabile, ma che pretende da loro un ragionamento che possa condurli fuori dall'incubo del femminicidio. «Eravamo in tanti, giovedì 20 agosto, in piazza per fare rumore per Tania precisa, amareggiato, don Alberto Peron e per gridare il nostro "No" alla violenza e ad ogni tipo di sopruso contro le donne. Certo, non basta il rumore delle chiavi e dei fischietti per risvegliare le coscienze, per ribellarci alla rassegnazione, per scuoterci dal torpore dell'indifferenza prosegue don Alberto, con gli occhi di tutti addosso Sicuramente la responsabilità è di tutti, per prima della politica che a parole sostiene e promuove le associazioni anti-violenza, di cui ricordo il numero "1522", ma di fatto taglia loro i fondi e li dirotta, magari, a favore di difesa e armamenti. Pretendiamo una maggiore attenzione da parte della giustizia. Pretendiamo che sappia applicare, e non solo generare, sempre nuove e ulteriori leggi repressive», precisa don Alberto.L'omelia prosegue ma il suo tono non muta. Il sorriso che il prete di Camponogara rivolge alla famiglia, tra una frase e l'altra, è quello di chi sa che le parole, domani e nei giorni a venire, avranno ancora il peso di un macigno sulle coscienze. «C'è una rete che dobbiamo tessere insieme» prosegue don Peron. «Non mi deve più bastare la grassa risata, l'eccesso, la serata da sballo» prosegue. «Bisogna voler incontrare persone in carne e ossa, non quelli che vivono come i "belli e dannati", di eccessi, di droghe, di odio, di estremismi, che si alimentano di una rabbia che prima o poi finisce per travolgere chi hanno accanto».La platea ascolta immobile e sorpresa di fronte all'atto d'accusa che sta arrivando dal pulpito di una chiesa. «Non confondiamo infatuazione con l'amore» continua «non chiamiamo "passione" ciò che fa battere il cuore ma pian piano lo soffoca. E soprattutto, non pensiamo di poter salvare da soli qualcuno che continua a trascinarci a fondo, nel buio. Un abbraccio a Marinella, agli amici, e alle autorità presenti». E c'è spazio anche per una parola sull'assassino: «Un pensiero anche per Dino, perché raggiunga quella pace che si è illuso di trovare nella violenza e nella morte». GLI AMICI Un colpo sferrato con forza, quello di don Peron, a cui sono seguite le frasi degli amici e dei vicini di casa di Tania, le poesie di Alda Merini e di Herman Hesse, sulle note di "Ho perso le parole", la canzone di Ligabue. Un colpo a cui è seguito l'abbraccio con la madre di Tania, Marinella Forner, rimasta ferma sul sagrato a fissare il feretro in legno bianco. «Attraverso i centri anti violenza, le case rifugio, i molti servizi e una rete di professionisti il Veneto fa già molto. Ma deve impegnarsi ancora di più e lo farà» ha commentato il presidente della Regione, Alberto Stefani, presente al funerale.










