C’è un momento in cui le ambiguità smettono di essere tattica politica e diventano irresponsabilità. Quel momento, nei rapporti con Vladimir Putin, è arrivato da tempo. Eppure in Italia continuiamo ad assistere al teatrino di politici, partiti e commentatori che, davanti a qualsiasi aggressione russa, riescono sempre a trovare una responsabilità della Nato, dell’Europa, degli Stati Uniti e, alla fine, perfino dell’Ucraina. Mai di Putin.

Il problema è che oggi non possiamo più raccontarci la favola secondo cui la Russia avrebbe semplicemente un contenzioso territoriale con Kiev. L’Unione europea denuncia sabotaggi, cyberattacchi, manipolazione dell’informazione, interferenze nei processi democratici e campagne coordinate riconducibili alla Russia e ai suoi proxy. Nel marzo 2026 il Consiglio Ue ha parlato espressamente di campagne ibride russe “persistenti, coordinate e di lunga durata” contro l’Unione e i suoi Stati membri.

Putin non sta sfidando soltanto Zelensky. Sta sfidando noi. Ed è partendo da questa consapevolezza che bisognerebbe finalmente guardare anche dentro casa nostra.

Giuseppe Conte ha annunciato che il Movimento 5 Stelle non voterà più gli aiuti militari all’Ucraina e ha addirittura ipotizzato di affidare alle primarie del centrosinistra una questione fondamentale di politica estera. Come se l’appartenenza dell’Italia al sistema delle democrazie occidentali potesse diventare materia di una conta ai gazebo.