Fornasari

Il quarto centenario della nascita di Michelangelo, celebrato a Firenze nel 1875, segnò un momento fondamentale per la riscoperta moderna del grande artista, che nell’ambito della temperie romantica fu visto come l’incarnazione del genio solitario, malinconico e tormentato da forti passioni, oltre che dotato di una straordinaria creatività. Nel grande affresco dell’emiciclo dell’École Nationale des Beaux-Arts di Parigi, dedicato ai massimi geni della pittura e delle arti figurative dal Medioevo al Settecento ed eseguito da Paul Delaroche tra il 1835 e il 1841, Michelangelo è seduto all’estrema destra, curvato dal peso degli anni davanti a un gruppo di artisti fiorentini, come se rappresentasse il massimo grado, il punto zenitale che nessuno sarebbe stato in grado di raggiungere, tantomeno di oltrepassare.

Come ben indicato da Andrea Baldinotti nel suo saggio all’interno del volume Arte in terra d’Arezzo. L’Ottocento, oltre a un’infinita serie di busti celebrativi in marmo o dipinti, sparsi negli ambienti delle Accademie, nelle sedi del potere politico e nelle residenze dell’aristocrazia desiderosa di recuperare il gusto rinascimentale, indicativa di un’intera tendenza di pensiero è la scultura con Michelangelo fanciullo intento a scolpire la testa del fauno (Firenze, Galleria Palatina) di Emilio Zocchi, con la quale, oltre a ricordare l’apprendistato del giovanissimo Buonarroti nel celebre giardino di San Marco, voluto da Lorenzo il Magnifico, si intendeva offrire un esempio anche ai giovani studenti dell’Accademia.