"Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?". L’estasi leopardiana di quel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia letto e riletto trent’anni fa da Giovanni Lindo Ferretti sotto il cielo trapunto di stelle di Mongolia mentre – coi compagni assorti nelle loro tende e il gorgoglio del fiume lì accanto nelle orecchie – rifletteva alla luce di una torcia portatile sulla riga che dice "dimmi: ove tende questo vagar mio breve, il tuo corso immortale?", è sembrata legare ieri e l’altra sera pure la reunion dei CSI nel plenilunio di Monte Sole.

Lì dove la band emiliana nel 2001, smarrita la chitarra di Massimo Zamboni, aveva vagato tra storia e (terribile) memoria provando ad inventarsi un futuro come PGR. Debutto emblematico di un nuovo corso capace di richiamare diecimila fedelissimi in due sere nel cuore dell’Appennino, accolti dalle note della gucciniana Noi non ci saremo incisa originariamente per la doppia antologia dal titolo omonimo, recuperata in apertura nel ricordo del Maestrone a 40 chilometri scarsi da Pavana.

Una lacrima di legno accanto al Memoriale di Monte Sole ricorda, con le parole di don Dossetti, che la storia non si ripete, "ma nella stessa maniera, però, si possono dare circostanze simili". Discorso che vale nella società e nella storia, come nell’arte, stando a quanto suggerito dal Consorzio Suonatori Indipendenti con questa reunion, che li sorprende uguali e diversi da quelli di trent’anni fa.