SAN SICARIO – Ai piedi del monte Chaberton, gli ultimi raggi del sole filtrano tra le rocce come lame di luce che attraversano le feritoie di una fortificazione. Da qui, durante la Seconda guerra mondiale, italiani e francesi si fronteggiavano lungo un confine conteso. Oggi, nello stesso luogo dove un tempo si combatteva, c'è chi invita a superare altri confini: quelli interiori. Quando è l'anima ad attraversare le frontiere, il bisogno di spiritualità può diventare più forte dell'istinto del conflitto. Il prato che si allarga ai piedi della montagna è gremito di coperte su cui siedono residenti e turisti, persone arrivate da ogni parte d’Italia, molti da Torino. È il messaggio che Guidalberto Bormolini, teologo, antropologo, monaco, carpentiere; amico e guida spirituale di Franco Battiato negli ultimi anni della sua vita nonché fondatore del borgo TuttoèVita in Toscana, sulle alture fra Firenze e Bologna, ha portato a San Sicario nel prequel del Festival dei Prati e delle Stelle, dialogando con la manager culturale Daniela Cattaneo Diaz e con Luigi De Vecchi, economista e presidente della Fondazione Sylva. Ad aprire e chiudere l’incontro, le vibrazioni create dall'artista sonora Larissa Giers, che con campane tibetane e strumenti di vetro ha trasformato il bosco in un paesaggio sonoro, quasi a tradurre in musica quel dialogo continuo tra uomo e natura di cui si sarebbe parlato per tutta la serata.
“All’origine del mondo c'è un canto, non un’esplosione”: il messaggio del monaco di Battiato
Dalle montagne della Val Susa il monito di Guidalberto Bormolini per salvare l’anima e il pianeta: «Se il cuore custodisce la guerra, non ci sarà mai pace»







