«Non vedo altra alternativa. Ognuno di noi deve prima raccogliersi in sé stesso e poi deve distruggere in sé quello che desidera distruggere negli altri». Il cardinale Matteo Zuppi cita Hetty Hillesum, scrittrice olandese vittima della Shoah, per rappresentare lo sforzo spirituale che occorre compiere per superare la guerra e per preparare la pace. Ovunque e in ogni tempo. «Hetty Hillesum scriveva questo a proposito di quello che provava verso i suoi carnefici nazisti, mentre si apprestava a morire nel campo di concentramento. Questa rinascita spirituale nel dolore costituisce una grande prova umana e interiore. In particolare, lo diventa adesso che di nuovo la guerra e la morte sono tornate ad essere elementi della nostra realtà, oltre che della nostra immaginazione e della nostra memoria», dice l’arcivescovo di Bologna.

Il dialogo con il saggista Marco Magnani, economista prestato in questo caso a una brillante conduzione al Festival dell’Economia di Trento, è serrato e vivace. Al Teatro Sociale, Zuppi interviene alla fine di un mese particolarmente intenso: «L’elezione di Papa Prevost, che è stata molto rapida e ben assistita dallo Spirito Santo, ha mostrato come la Chiesa non abbia problemi di governance», nota il cardinale, strizzando l’occhio a una platea composta, anche, da imprenditori, professionisti ed economisti. Senza esagerare nella seriosità: «Questo mese, oltre al conclave, c’è stata anche la Coppa Italia vinta dal Bologna. Non è andata male», aggiunge.