di Laura Lucente
Ogni oggetto che entra a Sant’Agostino per Cortonantiquaria porta due storie: quella di chi l’ha fatto e di chi l’ha custodito fino a oggi. La sessantaquattresima edizione ne allinea centinaia, ma alcuni pezzi meritano una sosta più lunga.
C’è la geometria della Persia in un raro tappeto Heriz-Serapi della seconda metà dell’Ottocento. Heriz è un borgo dell’Azerbaijan persiano, nel nord-ovest iraniano, e "Serapi" indica gli esemplari più antichi e pregiati. Qui la tradizione floreale persiana viene "tradotta" in forme angolari e squadrate: è il geometrismo che rende inconfondibili gli Heriz, con medaglioni netti su fondi ruggine, avorio e indaco.
Alla cura del vero appartiene un’intera collezione di frutta e fiori in cera, riprodotti a scopo accademico ai primi del Novecento nella tradizione della ceroplastica, la stessa delle cere anatomiche fiorentine. Servivano allo studio, e il dettaglio più sorprendente sta nei difetti: muffe e imperfezioni riprodotte apposta, perché il modello doveva dire la verità sul frutto, non idealizzarlo.
La devozione mariana attraversa la mostra in tre forme. In pittura, un olio su tela entro cornice dorata con una "Madonna orante", la Vergine dalle mani giunte in preghiera: uno dei soggetti più celebri di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato e bottega, in un esemplare di fine Seicento di buona qualità. In scultura, una delicata "Madonna con Bambino" a tutto tondo in pietra di Sarnico del Cinquecento, dove la solidità della materia accompagna la dolcezza del soggetto. E un insolito manichino genovese del Settecento, articolato e con volto policromo: una Madonna processionale della scultura lignea barocca di Genova, un tempo vestita con stoffe e gioielli veri per la processione.








