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Nvidia ha alzato l’asticella ancora una volta. I risultati del secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2027 hanno mostrato ricavi record per 96,2 miliardi di dollari, più che raddoppiati in un anno, con il Data Center a rappresentare ormai il 93% del fatturato. Per il terzo trimestre la società prevede 108 miliardi di ricavi, sopra le attese, ma la vera sorpresa è arrivata dall’outlook 2028: vendite attese in crescita del 70% contro il +45% stimato dal consenso. La trimestrale del colosso Usa racconta una cosa semplice: il problema dell’AI non è più trovare clienti, ma riuscire a soddisfare tutta la domanda. Memorie, packaging avanzato, fonderie, server, data center ed energia sono i nuovi colli di bottiglia. E quando il collo di bottiglia è l’offerta, la festa tende ad allargarsi anche ai fornitori. È il motivo per cui l’effetto Nvidia è arrivato fino a Piazza Affari. Tra i titoli più esposti all’AI, Banca Akros ed Equita indicano Technoprobe, STMicroelectronics, Prysmian, Carel e LU-VE. Gli investimenti dei cinque principali hyperscaler sono attesi a 800 miliardi di dollari nel 2026 e 1.200 miliardi nel 2027. Data center, reti energetiche e infrastrutture AI richiederanno quindi non solo chip, ma anche prestiti, emissioni obbligazionarie e servizi finanziari. Non sorprende, dunque, che Citi continui a vedere opportunità nelle banche europee, pur avvertendo che non sono più così convenienti e che d’ora in avanti la crescita dovrebbe dipendere più dai volumi che dai tassi. Tra i nomi preferiti figurano tre banche, nessuna è italiana, ma il giudizio su Unicredit resta buy, nonostante qualche dubbio sull’integrazione di Commerzbank. In vista di settembre Banca Akros aggiorna le sue top picks di Piazza Affari. Esce Ferrari, dopo il forte rialzo degli ultimi mesi, ed entra STM, con un potenziale upside superiore al 65%. Tra le mid cap fa il suo ingresso invece Gens Aurea, offre un'esposizione al tema dell’oro attraverso un modello retail poco capital intensive e un mercato ancora molto frammentato. Il target price è stellare. Il déjà vu, questa volta, arriva da Parigi. La Francia sta diventando il nuovo osservato speciale dei mercati con un deficit oltre il 5% del pil, un debito sopra il 120% e una crescita ancora debole. Il problema non è soltanto nei numeri, ma nella combinazione fra conti pubblici e politica. Le trattative sulla legge di Bilancio, le prossime revisioni del rating e soprattutto le elezioni presidenziali del 2027 promettono mesi tutt’altro che tranquilli. Barclays simula tre scenari per lo spread Oat/Bund, anche quello di super stress. E individua le 23 azioni francesi più a rischio. Meglio puntare sulla Germania, dove il miglioramento del ciclo economico e una maggior flessibilità fiscale offrono un quadro più favorevole. Passiamo ora a una storia decisamente più difensiva: la diagnostica. La prossima stagione influenzale potrebbe essere particolarmente intensa e, dopo un inverno 2025/26 insolitamente mite, Intermonte vede un possibile beneficio per DiaSorin, fortemente esposta ai test respiratori. Il tema è semplice: se aumentano i contagi, aumenta anche la domanda di diagnostica. Nel mondo delle infrastrutture, Rai Way racconta una storia completamente diversa: quella del rendimento interessante che però richiede pazienza. Il titolo offre un dividend yield vicino al 7% e un free cash flow ricorrente interessante, ma Morgan Stanley resta prudente e taglia il target price anche per alcuni progetti che procedono più lentamente del previsto. La situazione è più incoraggiante per Ariston. In Germania sono aumentati gli incentivi approvati per le pompe di calore a giugno, confermando un graduale ritorno alla normalità del mercato del riscaldamento. Intesa Sanpaolo considera il dato positivo per la domanda futura e mantiene il rating buy sul titolo. Nei prossimi 20-25 anni oltre 83 mila miliardi di dollari potrebbero cambiare proprietario. È il Great Wealth Transfer, una rivoluzione destinata a modificare non solo la distribuzione della ricchezza, ma anche il modo di investirla. A ereditare saranno soprattutto donne, Millennials e Gen Z. Le prime avranno un ruolo sempre più centrale nella gestione dei patrimoni familiari; i più giovani, invece, mostrano maggior interesse per mercati privati, asset digitali e beni da collezione. La vera sfida, però, è prepararsi al passaggio: il 76% delle famiglie teme una successione non fluida, mentre il 42% non ha un testamento aggiornato. È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter. Francesca













