I titoli di stamattina della grande stampa economica internazionale, sulla presentazione della trimestrale di Nvidia di ieri, non lasciano dubbi: risultati di grande rilievo, nella quasi totalità superiori alle aspettative, apprezzati nell’after-market dagli investitori.“Nvidia Reports Blowout Quarter, Says Demand for AI Chips Is Getting Even Hotter – Shares rallied as the chip giant forecast 70% revenue growth next year and defended its financial support of AI companies”, titola The Wall Street Journal e FT gli fa eco: “Nvidia projects 70% sales growth next year as it rebuts ‘circular financing’ criticism – Chip giant says financing deals with customers are ‘excellent’ investments with ‘limited’ risk”. Sono titoli per certi versi curiosi: sembrano voler giustificare perché gli investitori abbiano accolto bene i risultati di una impresa che ha fatturato nel trimestre chiusosi a fine luglio 96,2 miliardi di dollari (il 4% in più dei 92,3 previsti dagli analisti, con un “net income” di 59,7 miliardi, pari cioè a oltre il 60% dei ricavi.E l’andamento del titolo nell’after-market, riportato in Fig. 1 insieme con quello nella giornata di Borsa, ci mostra come la prima accoglienza dei risultati sia stata, anche se debolmente, negativa (- 1,3%). Un andamento del titolo che ha influenzato il primo articolo di commento di WSJ, intitolato “Nvidia’s Blowout Second Quarter Leaves Investors Unmoved – Chips giant reported record sales of 96.2 billion, beating estimates by 4%, but its stock fell slightly amid market jitters over AI spending”, che si soffermava su tutte le ragioni che facevano sì che le incertezze sul futuro (tra cui i rischi derivanti dai forti investimenti nell’AI di Nvidia stessa e in particolare dalla crescita dei suoi accordi “circolari” con i potenziali clienti, volti a finanziarli per promuovere gli acquisti dei propri prodotti) prevalessero – nelle valutazioni del mercato – sul buon andamento corrente.L’impatto dell’intervento della CFO Quello che ha cambiato tutto, e ha invertito l’andamento del titolo portandolo dal –1,3% al +4% (salito a oltre il +6% nel pre-market di oggi) è stato l’intervento della CFO della società che ha spiegato come la crescita attesa dei ricavi nel prossimo anno fosse addirittura del 70%, limitata – rispetto al raddoppio previsto della domanda – dai vincoli produttivi.Il Financial Times, nel titolo del suo articolo di fondo di stamattina, lo evidenzia chiaramente: “Nvidia forecasts 70% sales growth fuelled by relentless AI boom – Chip giant rebuts criticism of ‘circular financing’ deals as it beats Wall Street expectations”. E lo stesso fa WSJ, a “correzione” del titolo di qualche ora prima: “Nvidia Reports Blowout Quarter, Says Demand for AI Chips Is Getting Even Hotter – Shares rallied as the chip giant forecast 70% revenue growth next year and defended its financial support of AI companies”.Il messaggio di Nvidia a mercato e concorrentiIl messaggio che Nvidia vuole trasmettere, in altre parole, può essere così sintetizzato. In primis, l’AI boom non solo non è in fase di rallentamento, ma è anzi in grande crescita, limitato dalla capacità produttiva delle “grandi del manufacturing”, la taiwanese TSMC (sesta impresa al mondo per capitalizzazione, con un valore superiore ai 2 trilioni di $) in primo luogo.Poi, i tentativi di diverse delle hyperscalers (a partire da Alphabet-Google) di mettere a punto propri chip in concorrenza con quelli di Nvidia, non solo per uso interno, così come quelli in atto di Anthropic e OpenAI, non sono in grado di scalfire la posizione di di mercato di Nvidia (che da anni aumenta di continuo sia i ricavi che gli utili, come appare dalla Fig. 2).Inoltre, l’approccio al mercato stesso di Nvidia, che sembra essere diventata un sorta grande regista o di “banker” del boom dell’AI (Fig. 3), va visto in tutte le sue ricadute positive (come una componente importante della strategia complessiva che Nvidia sta perseguendo con successo) e non – come sostiene WSJ (“Nvidia Has Become a Banker to the AI Boom, Putting It on Dangerous Ground – Growing financing obligations could compound the pain of a downturn”, 25 agosto) – come una strategia a rischio elevato a fronte di potenziali crisi nella crescita dell’AI piuttosto che nel mercato del credito privato (sempre più sollecitato dagli investitori in AI).Nvidia, neo-cloud e modelli AI openÈ tutto vero? Può darsi. A Nvidia non manca certo lo spirito di iniziativa, e forse ancor prima la fantasia creatrice. Ed essa continua a dimostrarlo.Essa favorisce ad esempio – sempre con accordi “circolari” – la nascita di “neo-cloud”, che si pongono in concorrenza con le hyperscalers sue tradizionali clienti, ma che tendono a essere sempre più spesso riluttanti: anche se solo in parte ci riescono, come mostra il recentissimo accordo AWS-Nvidia (“AWS and NVIDIA to Deliver 2 Million Additional GPUs and Next-Generation Infrastructure for Agentic and Physical AI”, Nvidia, 25 agosto).Essa ha di recente investito nell’ambizioso progetto di mettere a punto modelli AI “open” che possano gareggiare con quelli cinesi di maggior successo, nel momento in cui questi ultimi – perché molto meno costosi dei modelli “frontier” di Anthropic, OpenAI e Google e molto più flessibili rispetto a essi – stanno conquistando una fetta non piccola del mercato corporate, per tutte quelle applicazioni ove non sono necessari modelli molto sofisticati.Il rischio “General Electric” nella strategia finanziaria di NvidiaC’è un rischio però a mio avviso da non sottovalutare, che io amo chiamare il “rischio GE (General Electric)”. Vi è il rischio che l’anima finanziaria dell’impresa, che può contare sui grandissimi utili/ net cash flow generati dall’anima tecnologica, diventi – come accadde in GE ove negli ultimi anni prima della caduta era GE Capital la struttura di gran lungo più redditizia del gruppo – l’anima prevalente, troppo confidente nelle sue forze per adottare le necessarie difese contro il rischio.Secondo i dati Visual Capitalist, GE fu prima al mondo per market cap per 7 volte fra il 1995 e il 2004, sostituita da Microsoft negli altri 3 e da ExxonMobil poi fino all’avvento di Apple nel 2012, ma la sua caduta a precipizio concise con la grande crisi finanziaria del 2008 (nata dal crollo dei mutui “subprime” negli US), che la trovò finanziariamente molto esposta e con una configurazione conglomerale poco competitiva che la portò a un lento sgretolamento negli anni successivi e a valere nell’agosto 2020 – prima di una parziale ripresa – poco più di 50 miliardi.
Nvidia, la resa dei conti dietro la trimestrale - Agenda Digitale
La trimestrale Nvidia riporta il titolo in rialzo dopo un primo calo nell’after-market: la previsione di ricavi in crescita del 70% rafforza il quadro del boom AI. Restano aperti i dubbi sugli investimenti circolari e sull’equilibrio finanziario del gruppo tecnologico















