STAMP. Per chi deve affrontare la malattia renale cronica questo è l’acronimo anglosassone che definisce i cinque passaggi da fare per un approccio su misura. Il primo è lo screening. Il secondo è un triage mirato caso per caso. Poi, le tre mosse successive: gestire al meglio il rischio di malattia renale cronica, ottimizzare l’approccio alle patologie cardiovascolari e al pericolo di infarto ed ictus, pianificare al meglio i servizi sanitari per il cittadino e la famiglia. Il tutto deve però partire dal primo passo, con uno screening di tutti i pazienti con patologie cardiovascolari nel momento in cui si identifica la sofferenza renale. E basta poco: occorre sapere la velocità di filtrazione glomerulare stimata dalla creatinina nel sangue e, nelle urine, il rapporto tra albumina e creatinina. Sono ricette semplici quelle che vengono dalle prime linee guida dalla Società Europea di Cardiologia (Esc) pubblicate in collaborazione con l'Associazione Europea di Nefrologia e presentate al congresso Esc di Monaco di Baviera oltre ad essere pubblicate su European Heart Journal.

Cosa implica la sofferenza renale

La malattia renale cronica si può definire come la presenza di anomalie della struttura o della funzione renale per almeno 3 mesi, con implicazioni per la salute. Si stima che in Europa vi siano circa 100 milioni di persone affette da questa condizione, tutte a maggior rischio di sviluppare un'ampia gamma di malattie cardiovascolari a causa del loro problema renale. "La disabilità e la perdita di vita dovute a ciascuna malattia sono profonde, ma la malattia renale cronica può accelerare lo sviluppo di patologie cardiovascolari e viceversa, provocando eventi cardiovascolari e la necessità di dialisi in età molto più precoce – è il commento del presidente della Task Force Kevin Damman, dell'University Medical Centre di Groningen, -. La buona notizia è che negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi, che hanno portato alla disponibilità di diversi trattamenti semplici in grado di ridurre sostanzialmente il rischio di complicanze sia cardiovascolari che renali".