Il nome di Bucha era già entrato in questa guerra scoppiata nel 2022. Il mondo aveva appreso dell’esistenza della città per i crimini di guerra commessi dalle truppe di Mosca nel primo anno del conflitto. Ma da sabato 30 agosto Bucha è anche il simbolo di un’altra strage. Almeno 37 persone sono morte (decine e decine sono i feriti) in seguito a un raid di droni russi contro un deposito.

Il rogo è divampato immediatamente, tingendo di rosso le macerie, avvolte poi da un fumo nero. Secondo quanto riportano i media, «è probabile che siano state le munizioni contenute nel deposito colpito a produrre conseguenze catastrofiche».

Il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, ha reso noto Volodymyr Zelensky, che ha promesso di punire i responsabili che hanno autorizzato lo stoccaggio di materiale esplosivo a così poca distanza dalle aree residenziali del villaggio di Myla, dove in queste ore circa duecento persone vengono evacuate dalle zone considerate a rischio.

Si tratta di una «terribile negligenza», secondo il premier ucraino Serhiy Koretskyi, che ha ricordato come una tragedia analoga si fosse già verificata lo scorso 6 luglio a Vyshneve (regione di Kiev) senza tuttavia servire da lezione. «Nel quinto anno di guerra», ha detto, «commettere gli stessi errori è negligenza criminale. I responsabili, senza eccezioni, dovranno essere puniti seriamente».