Le esplosioni sono arrivate nella notte, quando l’area a ovest di Kiev sembrava lontana dalla linea del fronte ma non abbastanza dalla guerra. Nel distretto di Bucha il bilancio provvisorio parla di almeno 27 morti, 42 feriti e centinaia di evacuati: una strage che riapre la ferita simbolica della regione e si intreccia con l’allarme lanciato da Donald Tusk su una possibile nuova escalation russa.

La scorsa notte ha riportato la guerra fin quasi alle porte della capitale ucraina. Nel distretto di Bucha, nella regione di Kiev, un attacco russo ha provocato una sequenza di esplosioni e incendi che, secondo il bilancio comunicato dalle autorità locali, ha lasciato almeno 27 morti e 42 feriti, tra cui quattro bambini. È un numero che potrebbe ancora salire: i soccorritori stanno continuando a scavare, spegnere focolai e verificare la stabilità degli edifici colpiti.

Il dato più duro, in questa fase, non è soltanto il numero delle vittime. È il profilo del bersaglio e del danno: non una linea del fronte, ma una zona abitata, con circa 50 edifici residenziali colpiti in misura diversa, famiglie costrette a uscire di casa in poche ore, persone anziane trasferite, bambini evacuati, un territorio ancora segnato dal nome di Bucha, che per l’Ucraina e per l’Europa resta uno dei simboli più traumatici della guerra.