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Illustrazione Nasa di un microburst, l'aria scende e al suolo si apre in tutte le direzioni

Quella che si è abbattuta su Cremona è stata una «devastante macchina termica» determinata da tre ingredienti che mescolandosi insieme hanno dato vita a un downburst, una supercella che sviluppa anche venti molto forti con gli effetti e i danni che ancora si stanno rilevando. Lo spiega all’Ansa Dino Zardi professore di Fisica dell’atmosfera all’Università di Trento.

I tre ingredienti

«È stata una combinazione di fattori – spiega il docente – il primo che ne ha costituito anche la premessa è stata la lunga serie di giornate con temperature molto alte e con condizioni di umidità elevata cioè l’ondata di calore persistente; a questo si è sovrapposto quella che si chiama una saccatura, vuol dire una fascia di bassa pressione che dall’Atlantico ha attraversato sostanzialmente il Nord Italia; infine, in contemporanea abbiamo avuto la disposizione particolarmente favorevole della corrente a getto».