La quinta ondata di caldo dell'estate mette in ginocchio la mitilicoltura tra l'Emilia-Romagna e il Veneto. Persa la produzione attuale e il seme per i prossimi anni. L'allarme di Confcooperative: «In sofferenza anche il mare aperto, chiediamo la calamità naturale»
Le temperature record del mare stanno provocando una vera e propria strage negli allevamenti di cozze dell’Alto Adriatico. La quinta ondata di calore dell’estate ha assestato un colpo devastante alla mitilicoltura dell’Emilia-Romagna, dove nei punti chiave della produzione si registra l’annientamento di oltre il 90% del prodotto. Un’emergenza scoppiata a poca distanza dal disastro già rilevato nelle acque della laguna veneta e che minaccia di compromettere il mercato anche nei prossimi anni. Secondo il monitoraggio svolto da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, il bilancio provvisorio dei danni ha superato quota 50 milioni di euro: «Un conto di oltre 50 milioni di euro di danni diretti destinato a salire», evidenzia l’associazione.
La moria tra Goro e Porto Garibaldi e l’impatto sul futuro
La zona più colpita è quella della fascia costiera compresa tra Goro e Porto Garibaldi, area in cui si trova oltre il 60% degli impianti in mare della regione. La combinazione letale tra il riscaldamento dell’acqua e l’anossia, cioè la grave mancanza di ossigeno nei fondali, ha spazzato via tra le 20 mila e le 25 mila tonnellate di mitili. Il dato più drammatico non riguarda soltanto il prodotto pronto alla vendita per questa stagione, ma la distruzione del seme fondamentale per avviare il nuovo ciclo produttivo. L’allevamento segue infatti un calendario preciso: la perdita del novellame rischia di azzerare la disponibilità di cozze anche per la stagione 2027.











