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La proposta di «chiedere alle grandi banche un contributo del 5% sugli utili non significa penalizzare il settore né mettere in discussione la sua solidità, ma chiedere a chi ha guadagnato di più di contribuire un po' di più». Lo sottolinea in un'intervista a MF-Milano Finanza, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché leader leghista, Matteo Salvini, in una giornata scandita da una riunione dopo l'altra sul Piano Casa, sul Ponte sullo Stretto e gli extra costi causati dai conflitti. Il gettito del contributo degli istituti «dipenderà dalla base imponibile e dalla formulazione definitiva della misura, che andrà definita in manovra».
Domanda. Ministro, non c'è il rischio che un nuovo contributo delle banche possa tradursi in maggiori costi per clienti e imprese o in minore attrattività per il sistema Paese italiano?
Risposta. Tutto mi divide da Pedro Sánchez, però la tassa sugli utili bancari ideata dalla Spagna è una prova «sul campo» che dimostra che si può fare. A Madrid non ha portato nessun disastro, ma anzi ha fornito un buon gettito senza deprimere la crescita del settore. Proponiamo semplicemente di replicarla qui, incluso l'articolo che vieta di ribaltare il costo della tassa sui clienti, pena serie sanzioni. È un principio di equità: in anni in cui famiglie e imprese hanno pagato tassi di interesse molto più elevati, il sistema bancario ha realizzato utili record.









