NAIROBI - La capitale nigerina di Niamey torna sotto attacco, con spari ed esplosioni registrate vicino all’aeroporto Diori Hamani International e al palazzo presidenziale. Gli scontri sono iniziati nella notte e arrivano a poco più di due mesi dall’attentato rivendicato dai jihadisti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, culminato in un bilancio di decine di vittime e sferrato sempre contro l’aeroporto: uno snodo strategico perché ospita un deposito di circa mille tonnellate di uranio sequestrato alla multinazionale francese Orano.
La televisione di Stato ha sospeso i suoi servizi in mattinata, mentre il governo militare invita alla calma e ha annunciato il dispiegamento delle forze di sicurezza per arginare l’offensiva. «Le nostre forze di difesa e sicurezza sono mobilitate per la difesa della patria» ha dichiarato in una nota, la giunta militare salita al potere dopo il colpo di Stato del 2023 e capitanata dal generale Abdourahamane Tchiani.
Un nuovo colpo alla stabilità del Paese
Il Niger è un Paese ricco di uranio nel cuore del Sahel, la fascia semidesertica a sud del Sahara che si è trasformata da anni nell’epicentro globale del terrorismo. Una delle ipotesi che circolano è quella di una sorta di golpe nel golpe, simile a quello che si è consumato fra vicini di casa e alleati di militari di Mali nel 2020-2021 e Burkina Faso nel 2022.















