Nairobi - La situazione, ufficialmente, è tornata sotto controllo. Le conseguenze non sembrano esserlo. L’aereoporto Diori Hamani International Airport di Niamey, la capitale del Niger, è ancora blindato dalle forze di sicurezza locali dopo il caos dilagato poco dopo la mezzanotte fra il 28 e il 29 gennaio 2026.
Testimoni locali hanno registrato scontri di arma da fuoco ed esplosioni per almeno un’ora, in quello che è stato indicato come un possibile attacco jihadista a uno snodo fondamentale per il Paese e la giunta militare che lo governa dal golpe del 2023: il putsch che ha rovecsciato il leader filo-francese Mohammed Bazoum e insediato un esecutivo capeggiato dall’ufficiale Abdourahamane Tchiani.
L’aeroporto, collocato a 10 chilometri dal palazzo presidenziale, è uno snodo fondamentale sia per i trasporti civili che per funzioni militari ed economiche: la struttura ospita una base aerea destinata a ospitare il quartier generale della neo-nata alleanza degli Stati del Sahel insieme a Burkina Faso e Mali e droni di fabbricazionie turca, oltre a custodire un deposito di circa mille tonnellate di uranio sequestrato alla multinazionale francese Orano.
L’ipotesi della matrice jihadista
Il bilancio immediato del blitz non è ancora noto. Il ministero della Difesa dell’Italia, l’unico Paese occidentale a detenere sue truppe a Niamey, ha divulgato in una nota e confermato al Sole 24 Ore che nessun militare del contingente è stato «coinvolto» nell’attacco. Il vettore ivoriano Air Côte d’Ivoire ha diffuso un comunicato dove riporta i danni subìti da un velivolo, parcheggiato nello scalo e colpito a fusoliera e ala destra.











