BOLZANO. Difficile raccontare la più quando è scelta. Come se la pace e se stessi si possano trovare solo nell’esclusione. Io qui e tutto il mondo fuori. Ogni tanto si sente bussare qualcuno alla porta, chiedere perché ma è un momento, basta dire no. Oppure: come se fossi uscito. Come se nulla fosse.
È questo spazio di invisibilità che prova a raccontare Museion. A sua volta chiedendosi: come si fa a raccontare tutto quello che resta ai margini, che non sta dentro le grandi mostre, che non è oggetto di convegni. Il “ritiro sociale”, questo il nome della solitudine scelta e ricercata che nasconde sempre molto altro. Il quale colpisce tanto delle giovani generazioni e noi non ne sappiamo nulla.
A mettersi sulle spalle la questione, rendendola finalmente pubblica, è Museion nella sua versione “piccola”, vale a dire il Cubo di Garutti, una delle estensioni culturali e artistiche più singolari, che se ne sta in un parco del quartiere Europa a dirci che non sempre è necessario spostarsi, pagare un biglietto “andare in città” per capirci qualcosa di più del mondo. Basta camminare nell’erba e entrare in questo cubo delle meraviglie che è lì, inventato dal grande Garutti e in piena linea di volo col ruolo che un museo d’arte contemporanea vuole darsi, per diffondersi socialmente, andare dove spesso non si va ma si esce per andarsene.







