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Una "sceneggiata", solo per fare un po' di "cinema". La versione sull'attentato fornita ai pm da Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, due dei presunti esecutori dell'attentato a casa di Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025, confermerebbe il movente: un atto dimostrativo per esaltare la figura del conduttore di Report e preparagli la scalata che avrebbe dovuto portarlo in politica. Una discesa in campo che, secondo il presunto mandante reo confesso, l'amico Valter Lavitola, avrebbe dovuto portare Ranucci nientemeno che a Palazzo Chigi, come prossimo presidente del Consiglio. È interessante notare come nelle carte dell'inchiesta della procura di Roma e nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, Ranucci non si sarebbe mai tirato indietro. Anzi, se inizialmente mostrava un po' di freddezza, con il passare dei mesi avrebbe iniziato ad essere attirato da questa prospettiva. Fino a sposarla in pieno.

Gli attentatori di Ranucci vuotano il sacco: la rivelazione sul “clamore” e la smentita di Lavitola

C'è un giorno specifico in cui questa convinzione diventa certezza. È il 19 giugno scorso quando Lavitola pone una domanda diretta a Ranucci: "Sei mai stato nel corridoio dei presidenti di Palazzo Chigi". Decisa la risposta del conduttore: "Ancora no". Dimostrazione, secondo chi indaga, che nutrisse il desiderio di poter percorrere un giorno quel corridoio, dove sono esposte le fotografie di tutti i presidenti del Consiglio della storia d'Italia. Nei giorni seguenti il pressing si fa sempre più insistente. Il faccendiere chiama a ripetizione conoscenti e giornalisti a cui chiede consigli e supporto nella preparazione del "sondaggione" che avrebbe dovuto lanciare definitivamente l'amico Sigfrido nell'empireo della politica.