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Si allontana l'ipotesi di una regia della criminalità organizzata dietro il presunto progetto di attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. A ridisegnare i contorni dell'inchiesta sarebbe stato un lungo interrogatorio, durato circa dieci ore, dei due uomini accusati di aver materialmente eseguito l'azione, Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, assistiti rispettivamente dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Lo riporta il "Corriere della Sera" in un articolo firmato da Ilaria Sacchettoni. Secondo la ricostruzione del quotidiano, le dichiarazioni rese dai due davanti ai magistrati contrasterebbero su un punto chiave con quanto sostenuto finora da Valter Lavitola, che ha confessato in quanto mandante della vicenda relativa al conduttore di Report. Lavitola ha parlato di un'intimidazione più contenuta, limitata a colpi di arma da fuoco contro l'abitazione di Ranucci. D'Avino e Passariello, detenuti a Rebibbia, avrebbero invece riferito di aver ricevuto l'incarico di collocare un ordigno esplosivo nei pressi della casa del giornalista, fornendo anche dettagli sul tipo di materiale che sarebbe stato utilizzato: una gelatina esplosiva da cava, descritta come particolarmente instabile.