Il 29 agosto è il giorno fissato per il referendum islandese sull’Ue: 272 mila islandesi aventi diritto al voto saranno chiamati a decidere non se vogliono entrare o meno nell’Unione europea, ma solo se ritengono che sia il caso di avviare un negoziato per eventuale ingresso, invece, non ne valga nemmeno la pena.I sondaggi parlano di un risultato serratissimo: il Sì è dato nella migliore delle ipotesi vincente con un risultato tra il 51 e il 52 per cento; nella peggiore perdente, con un risultato tra il 47 e il 49 per cento. Un equilibrio nelle rilevazioni di fronte al quale anche i sondaggisti allargano le braccia dal momento che è ampiamente entro il margine di errore. E quindi chi lo sa. Il fatto che il 15 per cento degli aventi diritto abbia già votato per corrispondenza non aiuta a dipanare la matassa, ma solo a confermare che la questione è molto sentita e che l’affluenza potrebbe essere alta.Molto di come andranno le cose, infatti, dipenderà da chi voterà: in via teorica la popolazione urbana di Reykjavík, che da sola vale quasi metà dell’isola, dovrebbe votare per il Sì. Ma il resto del paese, quello delle aree più rurali e dipendenti dalla pesca, o dagli investimenti cinesi nel settore della geotermia, invece, potrebbe votare No.Anche per questo, l’agenzia islandese Maskina, ha raccomandato di prendere con molta cautela i primi dati che arriveranno nella notte fra sabato e domenica (i seggi chiuderanno alle 22 islandesi, la nostra mezzanotte). Questo perché i collegi più periferici saranno i primi a chiudere e a comunicare i risultati, che verosimilmente saranno per il No. Poi man mano che Reykjavik completerà il conteggio, il Sì dovrebbe guadagnare posizioni, anche se non è chiaro se in modo sufficiente a vincere.Nel caso in cui il referendum dovesse sancire la vittoria del fronte del sì, sostenuto anche dalla premier Kristrun Frostadóttir, allora l’Islanda potrebbe (pur senza esserne obbligata) riavviare i negoziati per l’adesione del paese all’Ue. In caso contrario, questi, che erano già stati avviati in passato, salvo essere interrotti dal governo conservatore dell’isola nel 2013, non sarebbero neppure presi in considerazione.
L'Islanda deciderà se vale la pena parlare con l’Ue
I sondaggi parlano di un risultato serratissimo: il Sì è dato nella migliore delle ipotesi vincente con un risultato tra il 51 e il 52 per cento; nella peggiore perdente, con un risultato tra il 47 e il 49 per cento










