Bill Gates è forse il volto più riconoscibile dell’industria tecnologica mondiale. Il caschetto, gli occhialoni, l’aria da ragazzo prodigio un po’ impacciato sono rimasti nell’immaginario collettivo anche se oggi Gates ha settant’anni e quell’immagine appartiene a un’altra epoca. Ma quando parla di tecnologia e di intelligenza artificiale è difficile non prestare attenzione a quello che dice. Quel mondo che ha contribuito a costruire, oggi lo vede profondamente cambiato, quasi irriconoscibile.
In due interviste pubblicate questa settimana, Gates ha usato parole inquietanti simili a quelle che prima di lui aveva usato lo storico israeliano Yuval Noah Harari. Le capacità dei modelli di intelligenza artificiale sono cresciute più rapidamente delle sue aspettative, dice, e le conseguenze non riguardano più un futuro astratto o lontano. «L’era dell’IA è completamente, assolutamente, totalmente diversa da tutte le altre», ha detto al New York Times.
Tutte le svolte tecnologiche sono in qualche modo sorprendenti: nel 1980 è arrivata la prima interfaccia grafica che avrebbe portato al personal computer moderno, nel 2022 dalla prima dimostrazione di quello che sarebbe diventato ChatGPT e quest’anno abbiamo visto progressi di Claude Code. Sulla programmazione, cioè sul campo che Bill Gates conosce meglio, la sua reazione è quasi di incredulità: «L’idea che ora queste cose siano, in un certo senso, più brave di me è tipo: “Ma che diavolo sta succedendo?”».










