Mentre a Oakland va in scena il processo a Meta sull’impatto delle piattaforme sulla salute dei minori, sulle colonne del New York Times Bill Gates torna a parlare di intelligenza artificiale. Il cofondatore di Microsoft avverte che lo sviluppo dell’IA rappresenta una seria minaccia per il lavoro e potenzialmente per la vita umana. Affrontarne i rischi, sostiene, dovrebbe diventare "la massima priorità mondiale".In un’intervista al quotidiano, Gates accusa l’industria tecnologica di minimizzare consapevolmente i pericoli in quanto in gioco ci sono investimenti enormi. "In privato, le persone che capiscono quanto siano già efficaci questi sistemi e quanto stiano migliorando sono molto preoccupate", ha spiegato. Ma sono pochi, secondo il miliardario, i dirigenti disposti ad ammetterlo pubblicamente. "Ora si dicono tra loro: 'Ehi, amico, non dirlo. Ci fa male: stiamo cercando di raccogliere il prossimo trilione di dollari'".A spingerlo a intervenire - spiega - sono soprattutto i progressi registrati negli ultimi mesi, che avrebbero superato le sue stesse aspettative. Gates sostiene che il settore abbia continuato ad accelerare nonostante siano state raggiunte soglie che in passato erano state indicate come motivo per procedere con maggiore cautela: dalla possibilità che sistemi di IA sfuggano al controllo dei loro creatori fino alla capacità di fornire indicazioni utili alla realizzazione di armi biologiche. "Stanno semplicemente andando avanti a tutta velocità e sperano che gli aspetti positivi superino quelli negativi", ha detto.Il punto di svolta, per il padre di Microsoft, sarebbe arrivato anche osservando i progressi dell'IA nella programmazione, il campo che conosce meglio. In particolare cita Claude Code, lo strumento sviluppato da Anthropic. "L'idea che ora queste cose siano, in un senso significativo, migliori di me è tipo: ma che diavolo?", ha raccontato. È la terza volta, dice, che una tecnologia lo lascia realmente sbalordito: era già successo nel 1980 davanti alle prime interfacce grafiche e nel 2022, quando i vertici di OpenAI andarono a casa sua per mostrargli quello che sarebbe poi diventato ChatGPT.Ma è soprattutto sul lavoro che Gates prevede conseguenze radicalmente diverse rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche. In passato, osserva, l'innovazione ha creato più occupazione di quanta ne abbia distrutta. Pensare che accadrà necessariamente anche con l'intelligenza artificiale, per lui, è un errore: l'era dell'AI è "completamente, assolutamente, totalmente diversa". La tecnologia potrebbe infatti diffondersi contemporaneamente in quasi tutti i settori dell'economia, rendendo molto più difficile per chi perde un impiego trovarne un altro in un comparto rimasto al riparo dall'automazione. Senza interventi, secondo Gates, una perdita di posti di lavoro su vasta scala sarebbe inevitabile.Da qui una serie di proposte. Una è una nuova tassa sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale, una "token tax", che renda più costoso sostituire i lavoratori con le macchine e permetta allo stesso tempo di finanziare misure per chi perde il proprio impiego. Per alcune professioni Gates propone invece una vera e propria area "Human Reserved": lavori che non dovrebbero poter essere sostituiti dall'IA, perché fondati su una relazione profondamente personale, come quelli di cura, oppure perché chi li svolge avrebbe poche possibilità di ricollocarsi.Ancora più duro l'allarme sui possibili utilizzi dell'intelligenza artificiale per il bioterrorismo. Gates chiede accordi internazionali e controlli obbligatori sui sistemi utilizzabili per progettare nuove molecole o agenti patogeni. A suo giudizio potrebbero bastare poche persone, dotate dell'accesso a strumenti sufficientemente avanzati, per sviluppare nuovi patogeni. Ed è proprio davanti alla possibilità di affidarsi soltanto alle aziende che il cofondatore di Microsoft alza il muro: "Autoregolamentazione sullo strumento più pericoloso mai inventato? No, grazie!".Stupore, massima attenzione, un avvertimento. "Non mi piace portare cattive notizie alle persone e non mi piace dire che l'innovazione potrebbe avere un effetto netto negativo. Ma è qui che siamo".