Marchini
Ci sono stagioni che non si misurano con i trofei in bacheca, ma con le emozioni che lasciano sulla pelle. L’era di Paulo Sousa a Firenze è stata una splendida illusione d’autunno, un ricamo di calcio liquido che per mesi ha cullato il popolo viola nel sogno più proibito, con un coro ben preciso: ’salutate la capolista’. Oggi, a distanza di tempo, quel primato solitario e quelle notti magiche al “Franchi” splendono di una luce malinconica. Un’avventura vissuta tra picchi di bellezza pura (come il primato in classifica e le lezioni di calcio del primo anno) e le incomprensioni nate nella seconda stagione. Un’avventura che Paulo Sousa ha deciso di raccontare.
5 una incredibile armonia tra club, allenatore e città. In tutto questo giocò anche un fattore talvolta sottovalutato: avere un’idea di calcio che si intreccia con l’identità di tifosi. Diventammo una squadra che lottava senza arrendersi, con lo stesso spirito del calcio storico, creando una grande empatia con l’ambiente".
Lei è arrivato tra lo scetticismo per il suo passato con la Juventus, ma ha conquistato il Franchi a suon di gol e bel gioco. Che impatto ha avuto la passionalità di Firenze sulla sua crescita come uomo e come allenatore?








