C’è un nuovo tipo di hacker sulla rete. Non è necessariamente più esperto, ma ha un assistente che può fare al posto suo una parte crescente del lavoro: cercare vulnerabilità, recuperare credenziali, muoversi nelle reti, suggerire strumenti e automatizzare operazioni. E soprattutto può farlo molto più velocemente.
La dimostrazione arriva da una campagna attribuita a un nuovo gruppo ransomware russofono, Aur0ra. Tra aprile e maggio gli hacker hanno usato Cursor, l’assistente di programmazione basato sull’intelligenza artificiale e oggi di proprietà di SpaceX, per attaccare almeno sette aziende. Tra le vittime identificate da Reuters ci sono una società chimica belga, un produttore tedesco di porte da garage, un’agenzia scozzese che certifica le piazzole per elicotteri, un distributore farmaceutico argentino, un’azienda manifatturiera italiana e una società americana di assicurazioni immobiliari.
La parte più interessante dell’attacco, però, non è tanto l’elenco delle vittime quanto il modo in cui gli hacker hanno utilizzato l’IA. Un server lasciato accidentalmente esposto online ha permesso alla società di sicurezza Gambit di recuperare 28 conversazioni tra gli attaccanti e l’agente di Cursor. Nei dialoghi gli hacker impartivano ordini secchi all’IA e le chiedevano, tra le altre cose, di trovare password funzionanti e account amministrativi. Il trucco per aggirare le protezioni era semplice: sostenere che tutto facesse parte di una simulazione autorizzata. Quando l’agente rifiutava una richiesta perché pericolosa o illegale, gli hacker ricominciavano la conversazione e insistevano sul fatto che si trattasse di un test. In questo modo riuscivano a convincerlo a compiere centinaia di operazioni che normalmente avrebbe dovuto rifiutare.










