Il punto.29 agosto 2026 alle 00:30
«In Sardegna la transizione energetica sta avvenendo in un totale vuoto di pianificazione tecnica, ignorando sia l’impatto che le temperature estreme hanno sulle fonti rinnovabili, con le batterie di accumulo in testa, sia gli effetti del fotovoltaico sul microclima, come già accertato dalla comunità scientifica». A sollevare il caso dello stress termico è Giovanni Cossu, l’ingegnere industriale audito anche in Consiglio regionale per fare il punto su quanto l’assalto delle rinnovabili metta a rischio ecosistema e paesaggio.
I dati
Cossu ha lavorato sui dati di Arpas per ricostruire la maggiore esposizione della Sardegna al mutamento meteoclimatico. L’analisi è sull’ultimo decennio, «a partire dal 2016 quando le temperature massime previste nelle tabulati riassuntivi dell’Agenzia regionale per la protezione non superavano i trentadue gradi. Oggi – continua l’ingegnere – quelle stesse tavole arrivano a quaranta gradi, in un crescendo che nel 2019 faceva registrare valori medi intorno a 36 gradi». Nel 2016, prendendo a riferimento agosto, il mese dell’anno normalmente più caldo, «la provincia di Cagliari registrava temperature massime medie intorno ai 32 gradi, con punte di 34. Adesso si oscilla tra i 34 e i 38, con picchi di quaranta. Un andamento – continua Cossu – da cui non fa eccezione tutto il Campidano sino a Oristano. Eppure stiamo assistendo a una corsa all’installazione dei gigawatt, dove a pannelli e pale si stanno aggiungendo le batterie di accumulo, la cui localizzazione sta avvenendo solo in base alla vicinanza alle linee elettriche, trascurando totalmente e dolosamente le caratteristiche microclimatiche locali. Ma si tratta di condizioni da cui dipende la funzionalità degli stessi impianti».






