Chi si disinteressa totalmente della scheda tecnica e vuole solo uno smartphone che funziona bene lo amerà, chi guarda all'hardware lo vedrà come uno scandalo. Perché i problemi ci sono, e non sono pochi. Il Pixel come sempre divide, ma bisogna anche capire che per Google fare smartphone è più difficile che per ogni altra azienda.

di

Roberto Pezzali

Per questa recensione avevamo in mente due titoli. "Born for the USA", perché vedremo che alla fine è uno smartphone studiato e pensato per conquistare quella fetta di pubblico americano che cerca un'alternativa ad Apple, ma incentrata sui servizi di Mountain View, e "Il capolavoro di Google", che era un titolo provocatorio ma azzeccato, perché crediamo il Pixel sia davvero lo smartphone che Google voleva fare in questo momento particolare. Ovvero uno smartphone che ad un pubblico per nulla attento alle specifiche sembrerà comunque un ottimo prodotto, al netto di qualche difetto risolvibile via software, ma che al tempo stesso sia economico da produrre. Questa sarà quindi al tempo stesso una recensione e una spiegazione del perché il Pixel 11 Pro è uscito così: Google non ha sbagliato, e non è certo incapace di fare telefoni come pensano in molti. Google ha risparmiato, ed è probabilmente una delle poche aziende produttrici che guadagna vendendo questo smartphone, e nel farlo ha anche messo in pista il prodotto commercialmente più vicino alla sua strategia aziendale, ovvero fare in modo che nel mondo del mobile l'IA passi per il cloud (quello di Google, ovvio), disinnescando sul nascere un ecosistema Android cross-vendor che possa far partire decollare l'uso dell'IA in locale.