Fa impressione vedere da vicino la palazzina ormai sventrata di Pistunina. Sull’inferriata esterna del complesso ci sono ancora i mazzi di fiori finti che resistono all’afa tremenda di questi giorni. Quelli autentici sono tutti appassiti. Sei fogli bianchi coi nomi e un cuore stampato ricordano le vittime. Le macerie sono state portate via da un pezzo, il grande cortile è tutto sgombro, ma quel che resta è come una grande e spettrale casa di bambola aperta in due dove si notano soprattutto gli scaffali del bazar cinese ancora pieni di prodotti d’ogni tipo tutti impolverati, per quella vita normale interrotta all’improvviso nel caldissimo pomeriggio del 30 luglio scorso. Ieri mattina questo scenario per un paio d’ore s’è come rianimato con una trentina di presenze, per il primo sopralluogo dei consulenti della Procura. E tutte, proprio tutte le auto che sono passate mentre il grande cancello era di nuovo aperto, hanno sempre rallentato un attimo. Chi era dentro s’è voltato subito per guardare e ricordare.Cos’è accaduto? Com’è possibile che un intero stabile così grande e relativamente nuovo, realizzato alla fine degli anni ’80 «utilizzando travi “Plastbau”» sia praticamente collassato su se stesso? In attesa del responso dell’inchiesta ci sono le testimonianze di due degli indagati rese ai magistrati che ci possono aiutare a comprendere meglio cosa sia successo.Il racconto degli indagati al pm