Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud

L’inizio dei lavori di “ristrutturazione” nella palazzina di Pistunina non era stato comunicato a nessuno degli enti amministrativi e tecnici. E al momento del devastante crollo che ha provocato sei vittime c’erano diversi lavoratori all’opera di due diverse “ditte”, alcuni a quanto pare nemmeno in regola, quindi, come si dice in gergo, in “nero”. E ancora: è ormai certo che alcuni dei pilastri portanti dell’intera struttura, almeno due, erano stati nel tempo “alterati”, se non tranciati di netto per fare spazio non si capisce bene a cosa.

Al primo vero giro di boa dell’inchiesta sulla tragedia che ha spezzato l’anima collettiva di Messina e commosso l’Italia intera sono questi i tre punti fermi su cui stanno lavorando senza sosta da quel maledetto giovedì 30 luglio le pm Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone, coordinate dal procuratore capo Antonio D’Amato, e con le indagini e gli accertamenti investigativi affidati ai carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia Messina Sud. Ma c’è ancora tanto da fare, siamo solo all’inizio di quella che si preannuncia come un’inchiesta lunga e complessa.

E c’è anche un’ipotesi per quanto remota, estrema, ma al contempo agghiacciante, da considerare. Inquirenti e investigatori l’hanno messa in conto da tempo. E cioè che potrebbero anche esserci “brandelli di corpi sconosciuti” in quell’impasto di morte, macerie e fuoco silente covato per giorni che sono stati recuperati negli estenuanti frangenti successivi alla tragedia.