A Palermo una bambina di quattro anni è morta di difterite, una malattia diventata rarissima grazie a una vaccinazione efficace e a decenni di coperture elevate. In Italia l’antidifterica è compresa tra le vaccinazioni obbligatorie previste dalla legge 119 del 2017, è offerta gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale e l’adempimento dell’obbligo è un requisito per l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia. Se una legge è ritenuta superata, la politica dispone di tutti gli strumenti per modificarla. Finché resta in vigore, però, chi governa ha il dovere di sostenerne l’applicazione e di spiegare ai cittadini perché esiste.
In Sicilia le istituzioni sanitarie hanno parlato. L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, è intervenuto il giorno della morte richiamando il valore della vaccinazione e l’Asp di Palermo ha avviato tracciamento e profilassi. Il 24 agosto la Regione ha istituito una task force per monitorare i casi e recuperare le coperture vaccinali; nei giorni successivi ne ha ampliato la composizione e ha disposto misure straordinarie per aumentare l’offerta e il recupero vaccinale. I cittadini hanno reagito, forse sull’onda della paura: dal 17 al 27 agosto, nei centri dell’Asp di Palermo, sono state somministrate 9.745 vaccinazioni complessive, il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2025; per l’esavalente l’aumento è stato del 70%. Un segnale importante in una Regione in cui nel 2024 la copertura antidifterica a 24 mesi era all’85,1%, rispetto al 94,5% di quella nazionale.











