Diecimila famiglie hanno bisogno di assistenza immediata e nuove piogge intense minacciano un territorio dove l’alluvione ha già spazzato via o danneggiato insediamenti, mercati, strade, ponti e impianti idroelettrici. A pochi giorni dall’esondazione che ha colpito il distretto nepalese di Rasuwa, al confine col Tibet, l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) avverte che il disastro non è ancora concluso: per il 29 agosto sono attese precipitazioni particolarmente forti nella provincia di Bagmati.
Le strade interrotte e i blackout rendono più difficili anche i soccorsi. Il portavoce delle Nazioni Unite Stefan Dujarric prevede «un enorme bisogno di assistenza umanitaria» dopo la piena innescata da una valanga di ghiaccio e roccia partita da un’area d’alta quota vicina al confine tra Tibet e Nepal.
«Le instabilità nella criosfera possono rapidamente tradursi in impatti distruttivi a valle», spiega la segretaria generale dell’Omm Celeste Saulo. L’alluvione di Rasuwa mostra dunque la crescente importanza dei rischi “a cascata”, nei quali fenomeni diversi si alimentano in successione e amplificano le conseguenze del primo evento.
La crisi climatica sta cambiando contemporaneamente i ghiacciai, la copertura nevosa, il permafrost e la stabilità dei versanti dell’Hindu Kush-Himalaya. L’aumento delle temperature accresce inoltre il rischio di alluvioni provocate dallo straripamento o dal cedimento dei laghi glaciali: se ne formano di nuovi, quelli già presenti si espandono e in alcuni casi si uniscono, aumentando il volume d’acqua che potrebbe riversarsi verso valle.











