Roma, 28 agosto 2026 – Se la nazionale italiana di calcio, quella dei giocatori in carne ed ossa (fatti di stipendi milionari, mogli e compagne bellissime, auto di lusso e fama sconfinata) non si qualifica ai Mondiali da tre edizioni, c’è un’altra squadra italiana, quella dei robot (fatti di bulloni, processori e tanta, tanta innovazione) che dà lezioni di gioco e sfiora il trionfo alle Olimpiadi per robot umanoidi in Cina.

Ad arrivare in finale alla Olimpiadi dei robot di Pechino (manifestazione sulla quale circolano migliaia di video sui social), persa contro la squadra cinese, è stato infatti il team Spqr dell'Università Sapienza di Roma, unica squadra non cinese rimasta in gioco negli ultimi 3 giorni di competizione.

"Siamo davvero molto soddisfatti di quello che abbiamo fatto in Cina con Spqr. Il secondo posto in questa Olimpiade è un risultato davvero importante”, ha detto l'ingegnere e ricercatore Vincenzo Suriani alla guida del gruppo di ricercatori di Spqr che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino e composto anche da Valerio Spagnoli, Michele Brienza, Eugenio Bugli e John Marcelo.

Una manifestazione nel corso della quale diversi robot umanoidi si sono sfidati, e si stanno sfidando, in varie discipline olimpiche. In particolare ha fatto il giro del mondo la notizia che in questa manifestazione un robot è riuscito a battere il record mondiale di Usain Bolt sui 100 metri piani con un sensazionale 9’ 32’’ (Bolt, l’uomo più veloce del mondo, ha fermato il cronometro a 9’ 58’’ il 16 agosto 2009 ai Mondiali di atletica di Berlino). Un risultato incredibile per un robot umanoide, salvo il finale. A differenza di Bolt, e del suoi iconico gesto con le braccia al termine di ogni gara vittoriosa, il robot ultraveloce non è riuscito a fermarsi dopo il traguardo, schiantandosi contro le protezioni in modo assai goffo. Un robot umanoide impegnato nella mezza maratona alle Olimpiadi dei robot a Pechino