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Il 22 agosto a Pechino è iniziata la seconda edizione dei World Humanoid Robot Games, cioè i Giochi mondiali dei robot umanoidi. Fino al 26 agosto si sfideranno più di duemila robot prodotti da università e soprattutto aziende di sedici paesi diversi (tra cui l’Italia), di cui comunque il 96 per cento è cinese. Dei 51 eventi previsti, una trentina sono competizioni “sportive” e le altre richiedono di svolgere compiti di precisione come mettere in ordine libri o servire cibo e bevande in un ristorante.

Rispetto alla prima edizione, il numero di robot è quadruplicato e gli eventi sono raddoppiati: in generale è evidente come l’industria dei robot umanoidi, soprattutto in Cina, sia cresciuta rapidamente ottenendo risultati molto più sofisticati. Allo stesso tempo continuano a farsi notare i molti limiti di queste tecnologie, che in contesti come questo, del tutto simili a quelli delle competizioni sportive tra umani, rendono lo spettacolo grottesco.

Per fare un esempio di come sono migliorate le prestazioni rispetto al 2025: lo scorso anno il record di velocità sui cento metri era stato di 21,50 secondi e sui quattrocento metri di un minuto e 28 secondi. Quest’anno non solo molti robot hanno impiegato meno tempo, ma due di loro hanno addirittura battuto il record di velocità umani.