Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiNella caotica Polignano a Mare estiva c’è un angolino nascosto ai più. Non serve panini al pesce, ma offre panorami sulla scogliera come sfondo. È il piccolo e raccolto Museo Pino Pascali , uno dei pochi luoghi dedicati al contemporaneo presenti nel Sud Italia.

La Fondazione nasce con lo scopo di valorizzare l’opera di Pascali, il più grande artista pugliese del Novecento, nato a Bari nel 1935 da genitori di Polignano e morto a soli 33 anni nel 1968 in un incidente in moto. Formato all'Accademia di Roma e attivo inizialmente come scenografo per la Tv e Carosello, in soli tre anni di carriera arrivò all'attenzione internazionale, fino alla consacrazione con la sua sala personale alla Biennale di Venezia del 1968 (dove gli fu conferito il Premio per la Scultura). Oggi i musei di tutto il mondo fanno a gara per i suoi pezzi (la Fondazione Prada ci ha regalato una retrospettiva nel 2024) e le sue opere si trovano persino in Giappone.

Il Museo Pascali valorizza l’opera del maestro di cui porta il nome, ma allo stesso tempo ospita mostre di altri autori, ripercorrendo la storia del premio a lui intitolato (istituito nel 1969 dai genitori dell'artista, proseguito fino al 1979 e ripreso nel 1997). Fino a fine settembre gli spazi ospitano la mostra su Vincenzo Agnetti, che vinse la terza edizione del premio nel 1972. Agnetti è stato un pioniere dell'arte concettuale. Dopo la giovinezza milanese, la pittura e la critica militante con amici come Piero Manzoni ed Enrico Castellani, visse in Argentina come tecnico elettronico. Rientrato in Italia, trasformò la scrittura e la parola in materia artistica, creando gli Assiomi, i Feltri e una delle sue opere più celebri, il teatro statico del Progetto per un Amleto politico. L’artista milanese rappresenta l’Italia di quel periodo, che guardava all'avanguardia e al progresso.