Anche quando non si intravedono increspature, l’acqua continua a spostarsi. Sotto la parete schiumosa si agitano correnti, variazioni di luce, tracce che indicano una condizione di cambiamento costante. Non c’è nemmeno troppo tempo per esaminare i ricordi depositati sul fondale. Da questa premessa muove maremosso, la mostra diffusa - curata da Giorgia Munaron e Claudia Bigongiari - che sabato prende alloggio al Bagno Dalia di Marina di Pietrasanta. Quattro artisti toscani - Flavia Bucci, Anna Multone, Jacopo Papucci e Francesca Rossello - lavorano su diverse forme di attraversamento: il tempo che respira nella materia, la memoria che ritorna, il corpo che si sottrae alla produttività, il paesaggio che diventa uno spazio interiore.

Giorgia Munaron

Esplorando i confini mobili che il mare mosso costruisce e disfa, così come fanno i giorni con la vita di tutti, infrangono un rugginoso schema, quello che vorrebbe l’arte delimitata nell’ecosistema sicuro di un museo, o di una galleria. Qui, invece, lo stabilimento balneare diventa spazio espositivo diffuso, non cambiando sembianze, ma accogliendo al suo interno una funzione diversa da quella usuale. Così il bordo tra quel che appartiene al lido e ciò che vi è stato portato finisce per sfumare, invitando ad un supplemento di riflessione. Le cabine, la piscina, la terrazza e tutti gli altri elementi tipici del territorio costiero diventano protagonisti di un dialogo inedito.