Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiBilancio dell’Unione europea in salita. Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia, i paesi frugali che contribuiscono a circa il 40% del bilancio europeo hanno detto no al debito comune, che tanto è caro a Francia e Italia, no (per il momento) a nuove tasse e no alla proposta della Commissione di destinare 2.000 miliardi di euro al prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Ue 2028-2034 (Qfp), circa il 60% superiore a quella del bilancio corrente.
Sì, invece a concentrare gli investimenti in difesa, sulla competitività europea nei settori e nelle tecnologie strategiche, per rispondere alla minaccia russa e alla concorrenza di Stati Uniti e Cina, e sulla gestione dell’immigrazione.
Questo quanto è emerso dalla riunione voluta dal Cancelliere tedesco Friederich Merz, che ha riunito a Berlino tutti i governi maggiormente scettici sulla nuova proposta di bilancio della Commissione Ue. Intanto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, continua con le consultazioni nei vari Paesi per arrivare ad un accordo entro fine anno.
L’Ue deve definire le sue priorità
I sei governi sostengono che, in una fase in cui quasi tutti gli Stati membri sono impegnati in «dolorosi» processi di consolidamento fiscale, anche il bilancio dell’Ue debba essere sottoposto allo stesso principio. «L'Unione europea deve compiere scelte chiare e ridefinire le priorità all’interno del bilancio, proprio come facciamo a livello nazionale», si legge nel documento.








