Ivan Carozzi, archeologo di fatti e autore, fra gli altri, del libro Cronache dall’Italia nascosta (Blackie Edizioni), invia questo vocale: “Ti volevo dire una cosa curiosa, stavo ascoltando un podcast in cui parlavano di un saggio appena uscito, Invito a pranzo con pistola di Leopoldo Santovincenzo, sul rapimento del viceconsole spagnolo a Milano nel 1962. Rapimento dalle dinamiche un po’ assurde avvenuto al consolato che, indovina, dove si trovava? Nel tuo palazzo”. Scopro così che in via Ariberto 1, a Milano, è avvenuto il primo sequestro politico dell’Italia repubblicana.

I numeri (civici) ci parlano. Ci raccontano che proprio dove oggi c’è l’inquilino del piano di sopra, c’era il viceconsole Isu Elías. Alle 12:15 del 28 settembre del ’62, credendo di salire sull’auto mandatagli dal vicesindaco Meda, direzione ristorante La Giarrettiera, si trovò ostaggio di un gruppo di studenti anarchici: senza patente, con pistola, per la causa anti-franchista. In una lettera scrissero che il loro intento era cercare di impedire l’esecuzione capitale di tre giovani antifascisti condannati a Barcellona: “Il dottor Elías non corre nessun pericolo, garantiamo la sua liberazione non appena, grazie alla notizia del sequestro, si sarà fatto sapere al mondo il triste destino dei nostri tre compagni”. Al processo Elías dichiarò che il momento in cui ebbe più paura fu proprio nel tragitto sull’auto mal guidata, che lo portò in una cascina fuori Milano sulla cui facciata non c’era un civico ma la scritta “La villa”. Ne uscì vivo e vegeto il quarto giorno, dopo aver disquisito con i suoi carcerieri anche di filosofia buddhista.