Dall’avvertimento russo a Londra e Parigi, accusate di giocare col fuoco per aver detto di voler trasferire tecnologia militare all’Ucraina, e con attacchi ibridi in serie registrati in Europa che hanno alzato l’allerta anche in Paesi non confinanti con la Federazione, una prima risposta continentale sulla difesa giunge dalla Germania; dove non ha un mandante accertato l’attacco con più droni – due dei quali carichi di esplosivo – andato in scena a Lipsia. Terzo caso in poche settimane. Cautela nell’attribuzione della paternità del gesto, e titolare degli Interni, Dobrindt, che punta il dito contro generiche «potenze straniere» che cercano di destabilizzare. Riaffiora però tra le cancellerie Ue la domanda delle domande: se dietro i tentativi di intimorire gli elettori i sospetti si orientano sugli apparati russi, cosa accadrebbe se oltre ai cyber-attacchi hacker, come quello che ha messo K.O. per 4 giorni un centrale elettrica britannica, oltre alle provocazioni di droni in caduta a Gala?i, Romania, il secondo nel giro di tre mesi che ha costretto la Nato ad abbattere l’ultimo, si andasse verso una escalation missilistica nei cieli simile a quella che subisce l’Ucraina da Mosca?È pronta l’Europa a difendersi da azioni in cui il confine tra minaccia digitale e infrastruttura fisica è stato già superato? «Non ravvisiamo alcun rischio immediato di un attacco da parte della Russia nei confronti dei Paesi europei e dei membri della Nato», ha affermato ieri un alto funzionario Ue. Secondo le previsioni, «solo» attacchi ibridi e simili continueranno. Così dopo le indiscrezioni succedute alla visita del capo della Cia a Mosca, in ipotesi per dissuadere la Russia dall’attaccare un Paese Nato. Ma l’allerta resta alta. John Ratcliffe «non ci ha informato» della sua visita in Russia, afferma la Commissione europea. Altro tassello di allerta: il disimpegno americano pure sul fronte della condivisione di informazione sensibili, come accaduto con l’attacco Usa in Iran.La Germania sta rinforzando le difese, associandosi al deterrente nucleare britannico, i missili Trident sui sottomarini della Royal Navy. Per ora a livello finanziario, come per la deterrenza francese. Berlino vorrebbe integrarsi negli attuali sistemi, senza sviluppare un proprio arsenale.Di segno opposto i nordici. Il partito al governo in Svezia fa sapere che se vincerà le legislative del 13 settembre andrà in pressing per creare uno scudo di difesa aerea comune tra Paesi del nord assieme ai baltici. La proposta prevede di collegare i sistemi di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia con quelli di Estonia, Lettonia e Lituania. Il resto dell’Ue? Parigi ha incorniciato una coalizione di 9 Stati tra cui Italia, Francia, Germania e Spagna per sviluppare uno scudo antimissile balistico integrato. Ma serve tempo. E stabilità nei governi per progredire. Per ora, si cerca di evitare l’escalation abbassando i toni. E si comprano armi da Washington.
Cautela a Bruxelles. “Rischio lontano”. La corsa alla Difesa
Hacker e droni già colpiscono. I timori di baltici e Est. Fondi e industria militare comune: a che punto siamo







