Per il terzo giorno consecutivo residenti (e non) sono scesi in strada contro la distribuzione di cibo ai migranti ancora presenti nell'enclave. Un centinaio di persone ha impedito il passaggio dei camion, mentre nella notte sono stati feriti quattro militari in un attacco separato a Benzú, con l'arresto di dodici persone marocchinePer il terzo giorno consecutivo residenti (e non) sono scesi in strada contro la distribuzione di cibo ai migranti ancora presenti nell'enclave. Un centinaio di persone ha impedito il passaggio dei camion, mentre nella notte sono stati feriti quattro militari in un attacco separato a Benzú, con l'arresto di dodici persone marocchineUn elicottero sorveglia dall’alto la spiaggia Benítez, prima ancora che il tumulto cominci. Poche ore dopo, quello che resta dell’accampamento dei migranti brucia, e la polizia presidia i resti fumanti per impedire che il fuoco si allarghi. Sulla vicina spiaggia di El Trampolín, un centinaio di residenti di Ceuta è seduto sull’asfalto per bloccare quattro camion della Croce Rossa diretti alla distribuzione quotidiana di cibo e acqua, fissata ogni giorno alle sei del pomeriggio per le persone ancora accampate laggiù dopo gli arrivi di massa di fine luglio.“Ceuta non è un Ceti”, gridava ieri - 27 agosto - la folla, in riferimento ai centri di accoglienza per migranti (acronimo di Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes). Il blocco, ripreso in diretta dall’emittente pubblica Tve, è durato una ventina di minuti prima che gli agenti lo rimuovessero. I manifestanti hanno però continuato a camminare lentamente davanti ai mezzi, costretti a procedere a marcia rallentata. La distribuzione, sospesa il giorno prima per ragioni di sicurezza, è ripresa comunque, sotto un imponente spiegamento di forze dell’ordine: quasi novemila tra polizia e militari sono ancora in presidio in città. Un gruppo ha comunque forzato il cordone e fatto irruzione sulla spiaggia per distruggere e dare fuoco alle baracche di fortuna: gli agenti hanno caricato e sparato colpi a salve per disperdere la folla.A Ceuta cresce la tensione: le due facce della violenzaLa tensione era già esplosa nella notte precedente, a Benzù, seguendo la direzione inversa. Lì tra le trenta e le quaranta persone, identificate secondo El Paìs come marocchine, hanno circondato un veicolo militare in pattuglia e l’hanno bersagliato con pietre di grosse dimensioni, fino a mandare in frantumi il parabrezza. I quattro soldati a bordo sono scesi e fuggiti a piedi, mentre i colpi continuavano a raggiungerli da lunga gittata. Sono stati lievemente feriti. Polizia e Guardia Civil hanno arrestato dodici persone di nazionalità marocchina, mentre intanto proseguono le ricerche per individuare gli altri responsabili, fuggiti verso i monti. Si tratta del primo episodio di aggressione così diretta contro le forze dell’ordine da parte dei migranti da quando, un mese fa, oltre 70 mila persone hanno attraversato il confine dal Marocco in poche ore. Oggi la stragrande maggioranza è già rientrata, ma restano in città circa duemila persone, tra cui centinaia di minori non accompagnati, la cui gestione si fa sempre più difficile.Lo scontro politicoDall’enclave a Madrid, la giornata è scivolata via tra accuse incrociate a distanza. José María Aznar, presente proprio a Ceuta, ha usato quel palcoscenico per attaccare il governo: “Il Paese è stato lasciato isolato e alla mercè di qualsiasi ricatto”, ha dichiarato l’ex premier, accanto al presidente della città autonoma Juan Jesús Vivas. Ha accusato l’esecutivo di Pedro Sánchez di aver permesso “la violazione dell’integrità territoriale della Spagna”, per poi coniare una frase ripresa da tutti i media iberici: “La sovranità nazionale non va in vacanza”. Immediata la risposta del Partito Socialista, che ha accusato il Partito Popolare di aver mandato a Ceuta “il signore della guerra” e di voler “gettare altra benzina sul conflitto”. Il ministro della Giustizia Félix Bolaños ha colto l’occasione per ricordare che lo stesso Aznar non visitò mai ufficialmente l’enclave da presidente del governo - vi si recò solo una volta, nel 2000, per un comizio elettorale - mentre Sánchez lo ha fatto già quattro volte, l’ultima delle quali il 31 luglio scorso.Dentro il Congresso, il tentativo del ministro Ángel Víctor Torres di ottenere una condanna unanime della violenza si è arenato quasi subito. Torres aveva concordato con Vivas un appello congiunto contro gli episodi di angheria, ma la senatrice del Pp Cristina Díaz ha ribaltato l’invito, per sostenere che l’unica brutalità fosse quella dei migranti contro i militari, non quella di alcuni cittadini contro i migranti, i musulmani cestini o i volontari della Croce Rossa. “Ceuta non ha bisogno di lezioni di pazienza e convivenza. Sono decenni che le impartiamo al resto della Spagna”, ha detto la senatrice. Torres ha insistito: “Non si possono attaccare i ceutini musulmani, così come non si può attaccare nessuno per il fatto di essere migrante. Non è accettabile che volontari della Croce Rossa, che sono di Ceuta, si sentano minacciati per il solo fatto di consegnare cibo sulla spiaggia di El Trampolín”. Il governo ha anche respinto le accuse di debolezza nei confronti del Marocco: la buona relazione con Rabat, secondo l’esecutivo, avrebbe permesso il rientro rapido del 90% degli arrivati. Bolaños, invece, ha criticato più in generale la gestione europea della crisi: “Le reazioni da parte di alcuni Paesi non sono state all’altezza della dimensione della crisi”. Una stoccata che colpisce soprattutto l’Italia, la quale dal primo agosto ha ripristinato per un mese i controlli alle frontiere con la Spagna. Madrid, dal canto suo, ha continuato a ricordare come l’exclave non faccia parte dello spazio Schengen, e che nessun migrante entrato irregolarmente risulti aver raggiunto la penisola iberica.Quale soluzione per Ceuta?Nel frattempo, la ricerca di una soluzione logistica resta bloccata da un circolo di velleità senza soluzione di continuità: i residenti vogliono che i migranti lascino le spiagge, ma per rimpatriarli bisogna prima trasferirli in strutture idonee. Così ogni ipotesi di collocazione, inclusi i palazzetti dello sport cittadini - vagliati come opzione estrema - incontra il rifiuto di chi abita nelle vicinanze. Il governo ha già inviato tecnici a ispezionare alcuni siti nella zona del Tarajal, vicino al confine, ma secondo Torres richiederebbero mesi di lavori prima di poter accogliere chiunque, visto che mancano persino di elettricità e impianti idrici. Un nuovo incontro del comando unico è previsto per venerdì, presieduto da Sánchez in persona: si valuteranno nuove aree per accelerare l’identificazione delle persone ancora presenti, un processo che finora ha coperto meno della metà dei duemila rimasti in città.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Ora Ceuta brucia: i residenti hanno dato alle fiamme un accampamento di migranti e bloccato i camion di aiuti della Croce Rossa
Per il terzo giorno consecutivo residenti (e non) sono scesi in strada contro la distribuzione di cibo ai migranti ancora presenti nell'enclave. Un centinaio di













