Intel è tornata a parlare del futuro della propria attività produttiva con un certo ottimismo. Nel corso della Deutsche Bank 2026 Technology Conference (via Computerbase, Hardwareluxx), il CFO David Zinsner ha fornito alcune indicazioni sul processo Intel 14A, sostenendo che la tecnologia avrebbe raggiunto una "curva della densità di difetti" migliore di qualsiasi altro processo Intel dai tempi dei 22 nm. Si tratta di un'affermazione significativa, anche se dovrà essere verificata dai risultati produttivi e commerciali dei prossimi anni.

Tale curva mette in relazione il numero di difetti di fabbricazione presenti per unità di superficie di un wafer con la conseguente resa produttiva, cioè la percentuale di chip funzionanti ottenuti. Un singolo valore di densità dei difetti, indicato generalmente come D₀ o D0, non è infatti sufficiente per valutare la maturità complessiva di un processo.

Il riferimento ai 22 nm merita quindi qualche precisazione. Quella generazione rappresentò per Intel l'introduzione della tecnologia FinFET e viene considerata, a posteriori, uno dei suoi processi produttivi più riusciti. Anche il suo avvio, però, non fu privo di problemi.

Secondo quanto riferito successivamente da dipendenti Intel, le prime versioni dei chip Ivy Bridge avrebbero avuto una resa prossima allo zero a causa della combinazione di problemi di layout e produzione. Fu necessario un intenso lavoro di ottimizzazione prima di arrivare a una versione commercialmente valida. La stessa evoluzione degli stepping, con Ivy Bridge arrivato sul mercato desktop come Core i-3000 in versione E1, rappresenta un'indicazione delle numerose revisioni necessarie.