Hanno varcato il cancello dello stabilimento «Bikini» con cartelli e megafoni in direzione mare. Nei loro volti, rabbia e soddisfazione allo stesso tempo. Rabbia per i diritti calpestati da decenni; soddisfazione per aver finalmente detto basta ai soprusi. E lo hanno fatto con un simbolico bagno nelle acque antistanti lo storico lido che avrebbe dovuto garantire a tutti l’accesso libero alla battigia da sempre e che, invece, non l’ha mai fatto. Con quel bagno hanno voluto rimarcare un concetto molto semplice: il mare è di tutti e non ha padroni. È accaduto ieri, nell’ambito di un’iniziativa lanciata dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli e che ha fatto presto il giro del web. La battaglia per l’accesso libero alle spiagge questa volta ha acceso i riflettori su una storia cominciata nel lontano 1993 e durata oltre 20 anni. Protagonista è il medico stabiese Raffaele Scarpato, amante del mare e del bagno d’inverno, che ha dovuto subire un lungo procedimento penale per violazione di domicilio dal titolare del «Bikini», dopo le denunce ricevute per essersi introdotto semplicemente per accedere al mare.

Dopo 20 anni di battaglie fa il bagno al Bikini, perché «il mare non ha padroni»Siamo, infatti, nei primi anni anni ‘90 e Raffaele, che ama fare nuotate anche nei mesi più freddi, spesso si reca nelle acque antistanti lo stabilimento anche a dicembre e gennaio. Ma il gestore decide di chiudere il cancello per impedire ogni accesso. Scarpato presenta ricorso giudiziale e lo vince. Da quel momento il cancello resta obbligatoriamente aperto: per arrivare al mare Scarpato attraversa la discesa dello stabilimento balneare, accede alla spiaggia, lascia il telo sulla battigia, si tuffa per poi godere del sole e risalire. Ma il titolare, che intanto ottiene anche la licenza per l’attività di elioterapia dal Comune di Vico Equense, decide di denunciarlo per violazione di domicilio: secondo il gestore non si può attraversare la struttura senza il pagamento del ticket. Per Raffaele arriva l’assoluzione in Tribunale e poi anche quella della Corte d’Appello «perché il fatto non sussiste». Nello specifico, il giudice nel 2013 stabilisce che «la zona oggetto di accesso e sosta non costituisce luogo di proprietà esclusiva della persona offesa, che al contrario ha occupato la zona oggetto di provvedimento giudiziale di rilascio, non ottemperando all’ordinanza di lasciare libero l’accesso alla spiaggia». Il messaggio è chiaro: a violare la legge è il gestore del lido, non il cittadino che si reca a fare il bagno. Raffaele avrebbe potuto continuare ad accedere liberamente al «Bikini» ma da allora non ha più voluto saperne. Oggi finalmente è ritornato in quel luogo a testa alta e fa il bagno, supportato dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, dal responsabile territoriale di Europa Verde Rosario Lotito e dai tanti cittadini presenti. «Non devono più esistere cancelli, lo dice la legge, lo ribadiscono i giudici nelle due sentenze del lungo processo che ho dovuto affrontare. Il mare è un bene di tutti» ha affermato Scarpato, mentre finalmente ha potuto nuotare in quelle acque a lungo negate.