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Come anticipato dal Tempo, le sorti di Sigfrido Ranucci e di Report continuano a rappresentare un nodo quanto mai spinoso per la Rai per via del ruolo interno del giornalista, vicedirettore nel settore approfondimento. L'azienda è infatti vincolata a proporgli una mansione compatibile al suo profilo al fine di evitare cause giudiziarie per declassamento. Secondo l'articolo 2103 del Codice Civile, il datore di lavoro non può demansionare un dipendente o affidargli compiti che danneggino la sua professionalità. In tal caso la parte ritenuta lesa può ricorrere al giudice per chiedere il ritorno all'incarico originario e, qualora il declassamento provocasse una perdita di professionalità o un pregiudizio psicofisico, il lavoratore è tenuto a ricevere un risarcimento economico. Nelle ultime riunioni dei vertici Rai con i legali e i responsabili delle risorse umane si potrebbe essere finalmente pervenuti a una decisione circa la nuova mansione di Ranucci, che in caso affermativo verrà resa pubblica nella giornata di oggi.
Report, per il dopo Sigfrido avanza l'ipotesi di Sabrina Giannini. I nomi in lizza
Quanto al destino di Report, si accredita sempre più la soluzione "interna" alla redazione, con l'affidamento della conduzione alle firme del programma chiamate a lanciare via via i servizi. Restano in pole position i nomi di Giorgio Mottola, Giulia Innocenzi e Giulio Valesini, che rappresenterebbero altresì — specie il primo e la seconda — una scelta di continuità con la gestione Ranucci. Frattanto gli inviati del programma hanno diffuso una lettera di fuoco opponendosi a "qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report", sottolineando che qualsivoglia scelta differente sarebbe giudicata "ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento" del programma. Alla base delle decisioni circa conduttore e trasmissione, gli inviati di Report ravvisano inoltre "un preciso disegno politico" che "ha a che fare solo in parte" con la vicenda di Valter Lavitola. Gli inviati asseriscono di evincerlo "dalla violenza con cui, prendendo a pretesto l'indagine giudiziaria sull'attentato, alcuni gruppi editoriali legati a partiti della maggioranza abbiano preso di mira la trasmissione, i suoi giornalisti e le principali inchieste mandate in onda, con il chiaro intento di delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico".















