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Sono nervosetti i compagni del collettivo Report. Attaccano Il Tempo attribuendoci la volontà di «infangare», «delegittimare», «prendere di mira» la trasmissione. E sbagliano due volte. Una prima volta perché i loro guai derivano dai comportamenti inopportuni e confusi del signor Sigfrido Ranucci. E una seconda volta perché, se si riferiscono al nostro scoop sui loro maxicompensi, si tratta molto semplicemente di una inchiesta. Ragazzi, ve lo ripetiamo: si chiamano «inchieste». Quelle che pensavate di fare solo voi e solo sugli altri. Su questa vicenda, arrampicandosi sugli specchi, quelli del collettivo e i loro fiancheggiatori sono giunti a cinque diverse versioni. La prima: il documento è falso (purtroppo per loro, invece è tutto vero). Seconda versione: «È un documento strategico» riservato (ah, quindi è vero). Terza versione: Il Tempo non avrebbe specificato, rispetto ai compensi degli inviati di Report, la differenza tra lordo e netto più le spese sostenute. Falso pure questo: il primo giorno l’abbiamo scritto non una ma due volte, in bella evidenza, a pagina 2 (neanche sanno leggere?). Quarta versione: ma Il Tempo come l’ha avuto quel documento? E di nuovo rispondiamo: è un’inchiesta. Quinta e ultima versione: è un attacco alla trasmissione. Ah sì? Quindi se loro rivelano fatti o cifre, si tratta di giornalismo investigativo. Se invece lo fanno altri su di loro, è lesa maestà. Suvvia.










