Il conduttore di "Report" non digerisce gli articoli di oggi contro di lui: “Vogliono delegittimare la trasmissione”
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Il giorno dopo la prima puntata della nuova edizione di "Report", Sigfrido Ranucci ha il dente avvelenato nei confronti dei quotidiani che si sono occupati della vicenda legata all'intercettazione telefonica trasmessa in televisione un anno fa - e recentemente sanzionata con una multa dal Garante della privacy - tra Gennaro Sangiuliano e sua moglie a proposito dell'affaire di Maria Rosaria Boccia. E fa la parte della vittima. Tutto parte dalla presentazione del libro "Genocidio" di Rula Jebreal avvenuta questa mattina nella sala stampa della Camera dei Deputati a fianco anche di Giuseppe Conte. Quando la giornalista palestinese lo ha indicato sostanzialmente "So cosa abbiamo dovuto passare come Report per usare per la prima volta la parola genocidio in una trasmissione, mi si chiedeva continuamente di cambiare il titolo e il lancio della puntata, qualcuno si è anche sorpreso per il fatto che l'avessimo usata".Dopo di che il conduttore Rai è tornato a parlare della sua vicenda personale anche in seguito l'attentato sotto casa sua alle porte di Roma. L'ardito paragone tra Gaza e Pomezia viene utilizzato anche da Ranucci: "In un contesto di guerra usano le bombe, in un contesto di pace usano le querele temerarie - sostiene il giornalista -. Negare la realtà significa negare la possibilità alla gente di essere consapevolmente informata, di poter operare le proprie scelte, significa cancellare con queste azioni la memoria del futuro che è il tentativo anche che si sta facendo con alcune leggi che ci portano all'oblio di stato".













