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Elementi probatori convergenti, è quanto scrive la Corte di Cassazione a proposito delle accuse di corruzione rivolte all’ispettore di Polizia Simone Cortese, 39 anni, in servizio presso la Squadra Volanti. L’esponente delle forze dell’ordine deve rispondere di 155 ipotesi di accesso abusivo e un’accusa di corruzione. Quest’ultimo capo di imputazione è contestato in concorso con l’imprenditore Paolo Paoletti (difeso dall’avvocato Sergio Rotundo) che, secondo l’accusa, avrebbe chiesto al poliziotto di effettuare delle verifiche su veicoli di suo interesse. L’ispettore da parte sua avrebbe operato accessi abusivi presso le banche dati per fornire a Paoletti le informazioni richieste. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti nello stesso periodo il poliziotto avrebbe caldeggiato all’imprenditore l’assunzione di un suo parente in un supermercato nella provincia di Catanzaro. Ma il poliziotto avrebbe usufruito anche di altre utilità, in particolare sconti sui beni in vendita nei supermercati del gruppo Paoletti.
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