HomeLuccaCronacaLa sfida economica. Braccini: "Senza rame e metallurgia non c’è industria"Appello del sindacalista Cgil per tutelare gli stabilimenti KME "Sostegni concreti alla liquidità delle aziende penalizzate" .Appello del sindacalista Cgil per tutelare gli stabilimenti KME "Sostegni concreti alla liquidità delle aziende penalizzate" .Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFORNACI DI BARGA

"L’Europa rischia di cadere in una contraddizione clamorosa: da un lato approva direttive ambiziose per l’elettrificazione, le reti elettriche, le energie rinnovabili, la difesa e i data center; dall’altro lascia morire proprio le industrie che producono e trasformano i metalli indispensabili per realizzare questa trasformazione". Fa una lunga disamina che riguarda le difficoltà legate alla produzione del rame Massimo Braccini, Coordinatore Nazionale FIOM Gruppo KME che poi si sofferma sulla situazione del Gruppo KME.

"Nel recente incontro con la Direzione KME è emerso un quadro complesso: forte carenza di ordini in Europa e calo della produzione, legati soprattutto al blocco del settore automotive. Gli impianti italiani di Fornaci di Barga e Serravalle Scrivia stanno dimostrando un’efficienza dei costi e una tenuta migliori rispetto ad altri siti europei del Gruppo, ma la produzione non è a saturazione e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali. La vertenza KME dimostra che la solidità dei lavoratori non basta se manca una politica industriale di sistema." Per Braccini servono scelte chiare ed immediate da portare ai tavoli istituzionali: frenare la speculazione sul rame, rendendo operativi subito gli strumenti europei di stockpiling e acquisto congiunto per stabilizzare i prezzi e proteggere le imprese. Energia industriale a prezzi giusti cioè garantire contratti di fornitura a lungo termine e a prezzi bloccati, dedicando le fonti rinnovabili ai settori manifatturieri ad alto consumo. Proteggere i prodotti finiti, non solo il metallo grezzo: i dazi e le tasse ambientali al confine devono colpire anche i semilavorati importati, evitando che l’Europa compri prodotti lavorati fuori dai propri confini.