Lo scorso giugno il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo sorprendente: “Nordic fertility support measures are not working”. Sorprendente perché riguarda proprio quei paesi del Nord Europa che per decenni abbiamo indicato come modello: congedi parentali generosi, asili fortemente sovvenzionati, elevata occupazione femminile, welfare efficiente e una divisione dei compiti familiari assai più equilibrata di quella mediterranea. Eppure anche nel Nord Europa la natalità continua a diminuire. È un paradosso che ci impone, dati alla mano, di riflettere con la dovuta calma per comporre un quadro assai articolato, nel quale più fattori concorrono allo stesso tempo. Gli studi più recenti indicano, con sufficiente chiarezza, che a monte esiste innanzitutto una questione di sicurezza economica.

Nel rapporto “The Real Fertility Crisis”, pubblicato nel giugno 2025, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) ha rilevato che gli ostacoli economici costituiscono di gran lunga il principale impedimento dichiarato da chi non riesce ad avere il numero di figli desiderato. Dentro questa categoria stanno il reddito disponibile, la stabilità lavorativa, l’abitazione, il costo dei servizi per l’infanzia e, più in generale, la percezione di poter o meno sostenere nel tempo una famiglia. Manca un senso di sicurezza nel futuro lavorativo per traguardare un impegno economico personale ultradecennale rivolto alla vita almeno pre-adulta del nascituro o della nascitura.